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È al Medioevo che risalgono le origini della Tenuta Il Bosco a Zenevredo, nell'Oltrepò Pavese, quando i monaci benedettini ridettero vita al terreno, dopo un lungo abbandono, facendo rifiorire la vite.

La viticoltura nell’Oltrepò Pavese è infatti antichissima e i primi documenti scritti risalgono a Plinio e a Strabone che nel 40 a.C., passando con una legione romana, scrisse “vino buono, popolo ospitale e botti in legno molto grandi”.

In questa terra conosciuta anche con il nome di “Vecchio Piemonte”, alla fine dell’Ottocento ebbe inizio la produzione spumantistica italiana, grazie alle uve Pinot Nero, un vitigno di eccellenza particolarmente adatto ad essere vinificato in bianco e dare poi origine a nobili spumanti prodotti con il metodo classico.

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Quando fu acquistata nel 1987 dalla famiglia Zonin, gli ettari a vigna della tenuta erano solo 30. “Anno dopo anno è stata ampliata la superficie vitata. Piantare nuovi vigneti è un’esperienza stimolante, il risultato di profonde valutazioni del terreno e del sito, di studi per nuove selezioni clonali e di nuovi sistemi di allevamento. E’ anche l’inizio di un nuovo ciclo, perché significa pensare a quel vino, a quei profumi e a quegli aromi che dalle nuove viti avranno origine”, afferma l’agronomo della tenuta Aurelio Lunghini.

Oggi, dopo anni di investimenti effettuati dalla famiglia Zonin sul territorio, la tenuta comprende 152 ettari di vigneto di proprietà.

In questa fase di ampliamento, è stata privilegiata la grande ricchezza di varietà autoctone nobili come la sorprendente Bonarda e la Barbera, che raggiungono eccezionali standard qualitativi. Ma molte attenzioni sono state riservate al vitigno principe dell’Oltrepò -il Pinot Nero- che qui, da oltre due secoli, esprime tutta la sua classe e personalità.

“Nel mondo esistono alcuni vitigni che, più di altri, sono per i winemakers e gli appassionati fonte di studio, di confronto, di grandi discussioni e di forti emozioni. Il Pinot Nero è per me, senza ombra di dubbio, il principe e il più entusiasmante di tutti questi vitigni”

Piernicola Olmo, direttore della tenuta