Tenuta Il Bosco

I vigneti

La differente esposizione dei versanti vitati, da cui prendono nome i cru Poggio Pelato, Conti Vallone, Bellaria, Poggioli, San Zeno e Meriggi, permette la coltivazione delle diverse varietà nelle condizioni maggiormente adatte per ognuna di esse.

L’età media delle viti è di 15 anni, ma dal 2000 è iniziata una fase di rinnovamento mirato e programmato di alcuni i vigneti adottando nuovi sesti d’impianto. Tali nuovi sistemi di allevamento, passati dalla potatura lunga al sistema Guyot o a Cordone Speronato, prevedono carichi di gemme più equilibrati ed una media di 4.500 ceppi per ettaro.

Molto importante è la gestione in verde che avviene con cura meticolosa. Si procede alla sfogliatura manuale togliendo le foglie davanti al grappolo per favorire un microclima più asciutto e salubre. Tale sfogliatura, eseguita solamente sul lato esposto a est, favorisce l'irraggiamento solare quando l’insolazione è meno forte, consentendo di preservare gli aromi. L’esposizione dei versanti è principalmente verso sud-ovest (l’80%). Le temperature risultano sostenute nelle ore centrali della giornata e si riscontrano forti abbassamenti nelle ore serali e notturne.

Pinot Nero

Le vigne di Pinot nero si estendono nella Tenuta su 30 ettari, quasi tutte esposte a sud, sud-ovest, su aree collinari a duplice altitudine tra i 150 e i 300 metri, con una pendenza media del 35%, con un terreno argilloso-calcareo, profondo, asciutto, e di ridotta fertilità.

In Europa, dopo la Francia, è l’Oltrepò Pavese l’area più importante e antica per questo vitigno, coltivato su quasi 3.000 Ha. Considerato originario della Borgogna (anche se alcune tracce di un vitigno simile si hanno in Italia in epoca romana), è diventato famoso in tutto il mondo grazie all’opera dei nobili e dei monaci francesi che hanno saputo effettuare un’attenta selezione clonale e perfezionare le tecniche enologiche.

In Italia, i primi riferimenti alla coltivazione del Pinot Nero risalgono al 1.500 (chiamato Pineolo, Pignolo Gentile, Pignolo Grappolato); tuttavia questo vitigno deriva da selezioni francesi e appare nel panorama cispadano dopo l’avvento della fillossera in sostituzione dei cloni precedentemente coltivati.

È una delle varietà più difficili da coltivare, e non sempre è in grado di assicurare buoni risultati ovunque o in tutte le annate, in particolare in gioventù le sue viti sono molto incostanti. Sta alla perizia e alla sensibilità dell’agronomo prima e dell’enologo poi cercare di capirlo, assecondarlo ed adeguare i propri interventi per arrivare alla qualità ottimale.

Ben consapevole di questo, la famiglia Zonin, quando nel 1987 arrivò in Oltrepò, piantò fin da subito in un unico vigneto, di circa 7 ettari, una collezione di tutti i cloni reperibili sul mercato per poter concretamente valutare in proprio quali di questi si adattassero meglio alle condizioni di quella specifica zona. Dopo aver individuato i cloni più adatti per l’ottenimento della miglior qualità, si è provveduto all’estirpo del vigneto con la prova clonale (dopo 12 anni) reimpiantando quei cloni che avevano dato garanzia di continuità e d’eccellenza. Nel 2003 le prime uve di questo vigneto hanno dato origine al cru “Poggio Pelato”, Pinot Nero in purezza.

Bonarda

Dopo la fillossera, parassita che a fine 800 colpì l’apparato radicale delle viti europee, si affermò in questa parte di Lombardia, un vitigno destinato a caratterizzare la produzione dell’Oltrepò: l’uva Croatina, in zona chiamata Bonarda. Tale vino fino a pochi decenni or sono, veniva consumato quasi esclusivamente a Pavia, nelle province limitrofe e in particolare a Milano, nella versione “vivace”, ma oggi, con 3.500 ettari disponibili in tutto il territorio, è il vitigno più importante dell’Oltrepò Pavese, prodotto in più di 20 milioni di bottiglie. La Bonarda rappresenta attualmente il quinto vino più apprezzato e venduto in Italia.

Riesling

Il Riesling è sicuramente considerato il vitigno bianco tra i più complessi, emozionanti e apprezzati al mondo. In Oltrepò Pavese ha trovato anch’esso ambiente ideale e viene coltivato su più di 1.200 ettari, primato nazionale di produzione qualitativa e quantitativa di tale uva.

Il vino incontra il gusto del consumatore grazie alla sua buona acidità e struttura: è succoso, sapido e persistente e presenta note aromatiche del tutto particolari e facilmente riconoscibili.